La finestra dei pensieri

28 01 2011

Mi accendo una sigaretta e guardo fuori, in mezzo a questi palazzoni di freddo cemento.

Si illumina una finestra, ombre passano di fronte alla finestra, si rincorrono, si prendono, si voltano. Sembrano i miei pensieri, che corrono senza freni, tra una calda luce di una stanza poco fuori il centro di Roma.

Mi accendo una sigaretta, e li lascio liberi, liberi di associarsi senza un filo logico, liberi di rincorrersi, di scavalcarsi, di annidarsi l’uno dentro l’altro, di scivolare da un versante all’altro.

L’accendo.

Mi trovo qui, ma forse non è esattamente quello che voglio. Mi sono trovata in una realtà che credevo molto diversa. Non è poi così facile abituarsi alla capitale. Così terra terra, così poco elegante e raffinata, così poco aperta verso le altre mentalità. Ad un primo approccio era la libertà: libertà di vivere secondo le mie regole, secondo i miei ritmi, secondo le passioni. Ma con il passare dei mesi mi sento ancora estranea a questa realtà. Non ho ancora preso quella confidenza che mi immaginavo, quella confidenza che ti porta a uscire di casa, prendere una via, percorrerla a caso, immergersi nella città, all’ombra di quei pini che hanno reso Roma quella città eterna che ora è ricordata da tutti. Roma, eterna e maestosa, ma così aggrappata alle sue convinzioni di potenza, alle sue invincibili forze narrate in versi e opere antiche. Roma, ma ti guardi attorno? Non siete così aperti come vi descrivete, non siete cosmopoliti, non siete globalizzati. L’aria che si respira qui è quella della provincialotta immersa nella nebbia, solo espansa tra edifici spettacolari e rovine esemplari.

Perchè sono qui? Il percorso sembra buono sulla carta, ma nei fatti? Mi sento limitata. Sarà l’ambiente in cui mi sono trovata, sarà la mentalità delle persone che qui vivono, delle persone che qui cercano la loro nuova strada, delle persone che sbandierano libertà ma che, in fin dei conti, sono molto più soggiogate rispetto ad altre realtà in cui mi sono trovata a confrontarmi.

Roma, magica ed eterna. Voglio credere che questa sia solo un’idea sbagliata che mi sono fatta io, aspettative diverse che nella realtà dei fatti tu non puoi attendere.

Ma voglio crederci ancora, voglio credere ancora in te.





in fondo, perché dare un ordine ai pensieri

24 11 2010

“ciao, sono Linda F., non bevo da 25minuti…..”
Che dirti, faccio cose, vedo gente..
uso comune :D
sono di Ravenna, ma mi sono trasferita a Roma, da 15giorni nemmeno, per studiare alla Sapienza. Mi piace avere a che fare con la gente, sono una da baracca ma al tempo stesso da silenzi assorti, amo il mare, d’estate per la sua energia, di inverno per la sua malinconia, amo guardare le labbra della gente che mi parla, mi piace perdermi nel mondo, adoro le immagini, le parole, i colori. Faccio le pieghe nei libri per ricordarmi ciò che mi colpisce, non esco senza mascara, e se perdo il controllo delle cose vado giù di testa.
“ciao, sono Linda F., e, pensandoci, dovrei mandare giù un goccio”
oddio, sono anche logorroica se spronata.





pensandoci.

25 10 2010

devo controllare la data per ricordarmi l’ultima volta che ho scritto qui su. Tante cose sono successe in questi mesi, tante situazioni nuove sono state vissute, tante affrontate, tante superate, alcune con fatica, ma tutte che mi hanno fatto crescere. E in una sera di pioggia come questa ti ritrovi a pensare, un pensiero rimbalza sull’altro. un fiume in piena, che sgorga da una sorgente nascosta, ancora fragile e piccola, piccola fessura nel tuo cuore. navighi con la mente, passi in rassegna i fotogrammi degli ultimi istanti, li osservi uno per uno….

chi sei tu ora? chi sei diventata?

beh, pensandoci, non è poi così male.

 

 





vent’anni, e il sorriso spavaldo.

5 03 2010

..torno ora da Parigi, dopo una settimana intensa, passata in una sorta di reunion di amici che hanno passato insieme l’anno scorso, condividendo quella magnifica esperienza quale é l’Erasmus. L’erasmus…non é solo prendere tutto e partire alla volta di una città nuova, é scoprire un lato della vita diverso. É aprirsi al mondo, al di fuori dal bigottismo provinciale, al di fuori delle abitudini quotidiane e tranquillizzanti. É ogni giornata, ogni momento di abbattimento in quella grande città, lontana da tutti, lontana dalle certezze quotidiane, lontana dalle amicizie di sempre, lontana dalla soffice bambagia che ti avvolge e ti protegge. In quella città ci siamo incontrati, e ci siamo reciprocamente entrati nei cuori. Difficile dimenticare persone cosi, che provengono da ogni parte d’Italia e del mondo, e dopo tanto tempo ci ritroviamo nella ‘nostra’ Ville Lumière, palcoscenico di innumerevoli esperienze di vita. Torno con il sorriso sulle labbra, di nuovo arricchita, come se una brezza leggera mi fosse entrata nel cuore, a scuotermi dal grigiore che ogni tanto mi avvolge. E leggo il suo editoriale, brillante e familiare come sempre, ed é come ascoltare le parole sussurrate di una persona cara, ti avvolgono e ti fanno sentire a casa. É vero, non provare a volare per paura o timidezza a vent’anni é un peccato. Un vero peccato. Ma non é sempre semplice. Io ci provo ogni giorno, mi sono laureata in corso e con un anno all’estero, ho lavorato e non mi faccio fermare da sorrisi biechi o parole maligne. Ma cercare di attivare gli animi degli amici che ti guardano come una ‘cosa’ rara, a volte no, non é facile reagire alla vita con il sorriso sulle labbra. Perché io voglio avere sempre il sorriso sulle labbra. Un sorriso spavaldo, che nasconde si un cuore fragile, ma che cerca di formare una persona capace di affrontare la vita come deve essere affrontata. Anche solo a vent’anni.





a voi, amici miei.

6 02 2010

incontrarsi per caso, uscire insieme, cominciare a conoscersi..e scoprire il piacere di stare insieme. nuove persone entrano a far parte della tua vita, é cosi semplice voler loro bene. ti entrano nel cuore, e da li non vuoi più farli uscire..rispolveri vecchie amicizie, talmente radicate nel tuo cuore che a volte tendi a darle per scontato. e invece sono li, pronte a coccolarti, ad ascoltarti, a perdonarti..pronte ad esseri amiche sempre, qualsiasi cosa succeda. e ringrazi che sia cosi, che facciano parte di te.





E.

2 02 2010

é cosi strana la vita. ti fai mille congetture su storie inesistenti, su gesti che probabilmente non hanno alcun significato latente, su sguardi che non trasmettono che uno sguardo..e poi, zac, tutto cambia in un istante. e quelle idee, pensieri futili che ti frullano in testa, perdono completamente di significato, di fronte a una situazione simile.

ti sono vicina, amica mia.





te lo sei meritato

2 02 2010

Mi si chiede, insistentemente, di argomentare la definizione ‘mentalmente instabili’.

Dannazione, per una sciocchezzuola simile, mi tocca perdere parte del mio preziosissimo tempo. Tempo dedicato ad ammirare l’universo, il sole che si riflette sulla lastra di ghiaccio del mio giardino, a contarmi i punti sulla pancia, e un sacco di altre cose divertenti e stimolanti.

Tutto questo per un personaggio poco raccomandabile. Talmente poco raccomandabile che ci perdo tempo ora e altrettanto a chattare a orari improponibili sui reciproci problemi esistenziali. Ecco perché mentalmente instabili, perché si. Non si puo definire, M.!

Siamo mentalmente instabili per le cagate che ci raccontiamo,

Siamo mentalmente instabili per i problemi che abbiamo,

Siamo mentalmente instabili per la confidenza che ci porta ad aprirci l’un l’altro, seppur conoscendoci pochissimo.

Sai che é un’amicizia strana la nostra ? l’unica volta che abbiamo condiviso un momento di vita universitaria, a parte la favolosa proclamazione sotto la neve e le improbabili discussioni, é stato uno spritz al baretto di via belmeloro. Strano no, eppure sai tantissime cose di me, e tante altre mi piace raccontartene.

Siamo mentalmente instabili per questo, per lo strano affetto che ci lega, o per lo meno, che mi lega a te. Dio mio, questo é ancora l’effetto dell’anestesia totale.

Solitamente non parlo cosi a raffica e a caso. L’anestesia e la sedentarietà mi rendono logorroica.

Mentalmente instabili ? dai, non c’é definizione migliore per inquadrarci.





libere associazioni (di pensieri sconnessi)

1 02 2010

mi rendo conto della tristezza che aleggia su queste pagine. le ho prese troppo come sfogo, é ora di smetterla. non mi piace piangermi addosso, mi piace mettermi alla prova, e uscirne con le mie forze. ed é quello che cerco di fare ora, nonostante il periodo non sia dei migliore. anzi, sembra proprio che la mia ruota sia più creativa del solito, e che le piaccia scatenarsi, prendere sentieri scoscesi, vicoli bui, o strade apparentemente senza uscita. ok, ruota, parliamoci chiaro, ok che non voglio annoiarmi, ma cosi non sei simpatica, affatto. sarebbe ora di rimboccarsi le maniche, ed evitare di appoggiarsi sugli allori. quanto odio parlare per luoghi comuni. é cosi buffo. quando si é in fila, in stazione, dal dottore, in negozio..fare comunella, chiaccherare del nulla, con il nulla di altri. uff, lo detesto.

ma da cosa ero partita? ruota-luoghi comuni-file-aria-nulla

tutto cio non ha senso.

ma mi piacciono le cose senza senso, che non seguono un filo logico, ho sempre amato l’associazione di idee.

beh, senza punto d’inizio e senza fine, notte eh.





nausea da ego altrui

27 01 2010

in attesa di affrontare il grande giorno, raggruppo i pensieri e medito. non mi sono resa conto di questi giorni che correvano frenetici, mi sono trovata in un ciclone di idee/pensieri/novità..che ho perso la concezione del tempo. e intanto penso…che, santiddio. ci sono persone che detengono un ego sporpositato, che ogni momento, in ogni luogo ci si trovi, é il momento giusto per scrivere su fb quello che stanno facendo, pensando, sbuffando.

é sconcertante.

per lo meno, io lo ritengo sconcertante. é diventato un ‘non-luogo’ in cui si fanno le corse per aggiornare sempre più velocemente il proprio profilo. e tu, si, proprio tu a qualche km da qui, tu, li batti tutti. ogni cosa che ti succede, ogni cosa che vedi, ogni cosa che tocchi. ogni cosa, deve essere condivisa con gli altri settecento contatti che ti ritrovi. ok, siamo tutti felicissimi di dove ti trovi ora, ma lo abbiamo capito dove sei, abbiamo colto recepito e registrato. ma sembra quasi che tu non sia realmente felici. é ostentazione allo stato puro, e sinceramente me ne rammarico per questo. vorrei dirti che sei patetico, ma mi rideresti in faccia probabilmente infamandomi facendo lo snob. ma…credo che in fondo in fondo, forse é quello che ti meriti.

e noi comuni mortali, stiamo bene.





stand-by

19 01 2010

questo blog non era nato con l’intenzione di essere un blog triste. non sono una persona triste, dannazione. ma quando ho molti pensieri per la testa, riesco a scrivere meglio. oggi é cosi, uno di quei giorni che non sai se senti di più l’ammassarsi dei pensieri o il frullio di essi nella tua mente. di certo il colore del cielo non aiuta, ma non sono metereopatica. sono apatica, la desinenza é la stessa. galleggio in un limbo di pensieri sospesi, di azioni non fatte, di parole non dette. sospesa in una nube di idee, idee che non posso attuare, perché mi mancano i mezzi. e un supporto che non ho, nemmeno quello. perché, c****, perché non riesco a reagire. sono ferma immobile, quando un anno fa non era nemmeno pensabile sedermi, se non farmelo fare con la forza. stare qui mi lacera dentro, muoio poco a poco. non é fatto per me, o per lo meno, non sono fatta per stare qui. non riesco, odio essere abitudinaria, odio la routine e tutto cio che comprende. amo l’improvvisato, l’inatteso, il non programmato. non riesco a trovare la forza dentro di me, e poca ne trovo attorno a me.

mi manca parigi, mi manca l’aria della ville, mi manca l’atmosfera delle sue rues, mi manca l’idea di vita dei suoi boulevards. sono più di 8 mesi che sono ferma qui. non succedeva da anni, e questo mi manda in tilt.








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